Da Como a Lugano e ritorno: come Roberto fattura in CHF e divide le tasse tra due paesi

A cura della redazione InvoiceFlow — pubblicato 1 giugno 2026 — lettura 9 minuti

Lunedì mattina, stazione di Como San Giovanni. Roberto Cattaneo sale sul treno S10 che in quaranta minuti lo porta a Lugano. Zaino in spalla, laptop sotto il braccio, tessera frontaliera in tasca. Fa questo tragitto da sei anni, tre volte la settimana. Gli altri due giorni lavora da casa, nel suo ufficio affacciato sul lago di Como.

Roberto ha quarantacinque anni, è consulente informatico specializzato in infrastrutture cloud, e lavora come libero professionista per una società di software finanziario con sede nel Luganese. Il contratto è chiaro: tre giorni di presenza fisica in Svizzera, due di remote working dall'Italia. Le fatture sono in franchi svizzeri.

Per anni, la sua situazione fiscale era stata gestita con il vecchio accordo Italia-Svizzera sui frontalieri: lui pagava le imposte alla fonte in Svizzera, l'Italia riceveva una quota compensativa, e Roberto non doveva fare nulla di particolare. Poi è entrato in vigore il nuovo accordo.

Il nuovo accordo Italia-Svizzera: cosa è cambiato nel 2024

L'accordo rinnovato tra Italia e Svizzera sui lavoratori frontalieri, entrato in vigore nel 2024, ha introdotto un sistema di tassazione condivisa. Per i frontalieri "nuovi" (chi ha iniziato a lavorare oltre confine dopo il 17 luglio 2023) e per chi ha scelto di applicare il nuovo regime, il principio è: la Svizzera tassa i redditi da fonte svizzera, ma l'Italia ha diritto a una quota dell'imposta in base ai giorni lavorati sul territorio italiano.

Per Roberto, questo significa che i giorni lavorati da remoto in Italia — i due giorni a settimana da casa a Como — vengono tassati anche in Italia, non solo in Svizzera. La Svizzera applica la ritenuta alla fonte sull'intero compenso, ma poi riconosce un credito d'imposta alla parte italiana.

In pratica: su base annua, Roberto lavora circa 250 giorni, di cui circa 150 in Svizzera (tre giorni a settimana per circa 50 settimane lavorate) e 100 in Italia. Il 40% del suo reddito è tassato principalmente in Italia, il 60% principalmente in Svizzera.

"Il commercialista mi ha spiegato tutto con molta pazienza. Il punto era che io non avevo un sistema per tracciare i giorni lavorati in ogni paese. Lo sapevo a spanne — lunedì, mercoledì, venerdì a Lugano; martedì e giovedì da Como — ma non avevo una documentazione formale. E quella documentazione serve."

Perché tenere il registro dei giorni lavorati non è facoltativo

Il nuovo accordo prevede che il lavoratore frontaliero debba poter dimostrare, in caso di verifica da parte dell'Agenzia delle Entrate italiana o dell'Amministrazione federale delle contribuzioni svizzera, quanti giorni effettivi ha lavorato in ciascun paese.

Non basta dire "di solito faccio tre giorni in Svizzera e due in Italia". Bisogna avere evidenza: le fatture emesse indicano chiaramente il periodo di competenza, il calendario di lavoro può essere richiesto, e in caso di discrepanza tra la ritenuta svizzera e quello che dichiara in Italia, serve documentazione.

Roberto fatturava mensilmente. Ogni fattura copriva un mese intero. Non c'era alcuna indicazione dei giorni di presenza in ciascun paese. Era una lacuna che potenzialmente creava problemi.

"In sei anni non ho mai avuto una verifica. Ma il mio commercialista mi ha detto che con il nuovo accordo il livello di attenzione sia italiana che svizzera è aumentato. Non vale la pena rischiare."

Il problema della fattura in CHF: cambio, data, importo in euro

Roberto fattura la società luganese in franchi svizzeri. La fattura mensile tipica è di CHF 7.200-8.500 (circa €7.700-9.100 al cambio attuale). I suoi ricavi annui dalla Svizzera sono di circa €52.000 in equivalente euro (CHF 48.000-50.000 a tassi reali).

Il problema della fatturazione in valuta estera per un freelance italiano è il seguente: ai fini della dichiarazione dei redditi italiana, tutti gli importi vanno convertiti in euro. Il cambio da usare è quello della data di incasso, secondo la prassi per il regime di cassa. Ma il franco svizzero non è una valuta volatile come le valute emergenti: oscilla tipicamente del 2-4% nel corso di un anno. Quella variazione, però, su €52.000 può valere €1.000-2.000.

Roberto gestiva questa conversione con un foglio Excel: data fattura, importo CHF, tasso di cambio di quella data (cercato manualmente sul sito della Banca d'Italia), importo equivalente in euro. Funzionava, ma era manuale e soggetto a errori.

InvoiceFlow: dalla fattura CHF al registro giorni

Roberto ha scoperto InvoiceFlow attraverso un forum di frontalieri del Comasco. "Qualcuno aveva scritto di un'app che gestisce la multi-valuta e tiene traccia del cambio automaticamente. Mi sono fermato lì."

La prima funzione che ha configurato è stata la fatturazione in CHF con conversione automatica. Ogni fattura emessa in franchi svizzeri viene registrata con il tasso di cambio CHF/EUR della data di emissione. Il totale progressivo in euro viene aggiornato automaticamente.

La seconda funzione era più creativa: usando i campi personalizzabili della fattura, Roberto ha aggiunto una sezione "Dettaglio giorni" che specifica, per ogni mese, i giorni lavorati in Svizzera e i giorni lavorati in Italia. Non è un requisito formale della fattura commerciale, ma è documentazione che Roberto allega alla copia che conserva in archivio.

"Adesso ogni fattura è anche un mini-registro. Il cliente svizzero non se ne preoccupa — vede solo il totale. Ma io ho la documentazione pronta se mai dovesse servire."

Profilo cliente: la società luganese

Roberto ha creato nella app un profilo cliente dettagliato per la società svizzera: ragione sociale completa, indirizzo Lugano, numero di identificazione IVA svizzera (UID), valuta predefinita CHF, condizioni di pagamento 30 giorni, coordinate bancarie IBAN italiano per ricevere il bonifico SWIFT.

La nota legale sulla fattura è stata concordata col commercialista: "Prestazione di servizi resa a soggetto estero — fuori campo IVA ai sensi dell'art. 7-ter DPR 633/72." La Svizzera non fa parte dell'UE, quindi non si applica il reverse charge intracomunitario ma l'articolo 7-ter per le prestazioni extra-UE verso soggetti passivi.

"Prima di InvoiceFlow, ogni mese aprivo un file Word, copiavo e incollavo, cercavo il tasso di cambio su tre siti diversi per trovare quello ufficiale, calcolavo l'equivalente in euro, salvavo il PDF, lo mandavo per email. Quarantacinque minuti. Ora ci vogliono cinque minuti."

Il cambio CHF/EUR: quale usare e quando

Una domanda tecnica che molti frontalieri si pongono: quale tasso di cambio usare per la conversione CHF/EUR?

Per i redditi da lavoro autonomo in regime di cassa, il criterio corretto è il tasso della data di incasso (quando il bonifico arriva sul conto). Tuttavia, per praticità e coerenza con la documentazione, molti commercialisti accettano il tasso della data di emissione della fattura se i tempi di incasso sono brevi (entro 30 giorni).

Il tasso ufficiale da usare è quello pubblicato dalla Banca d'Italia per il giorno lavorativo di riferimento. Non il tasso della propria banca, che include un margine commerciale.

InvoiceFlow utilizza il tasso di cambio della data di emissione della fattura come valore predefinito, con la possibilità di modificarlo manualmente alla data di incasso. Roberto usa la data di emissione e aggiusta manualmente solo quando c'è una variazione significativa tra la data della fattura e quella del bonifico.

Due attività, due regimi: il nodo della Partita IVA italiana

Roberto ha la Partita IVA italiana aperta con codice ATECO 62.09.09 (altre attività dei servizi informatici). Ha scelto il regime ordinario — non il forfettario — perché i suoi ricavi da clienti italiani (occasionali, ma presenti) potrebbero variare, e vuole la flessibilità di scaricare i costi.

Questa scelta ha conseguenze sulla fatturazione al cliente svizzero. In regime ordinario, deve emettere la fattura elettronica tramite SDI anche per i clienti esteri? No: le fatture a soggetti non residenti in Italia non passano per lo SDI (anche se possono farlo volontariamente). Ma devono essere comunicate all'Agenzia delle Entrate attraverso il nuovo Esterometro integrato nello SDI, trimestralmente.

Il commercialista di Roberto gestisce questa comunicazione. Lui si limita a tenere in ordine le fatture emesse, che InvoiceFlow archivia automaticamente in PDF.

Il confronto anno su anno: €85.000 è vicino?

Roberto guadagna circa €85.000 totali all'anno: €52.000 dalla Svizzera e circa €33.000 da altri clienti italiani (un paio di aziende lombarde per cui fa consulenze di rete). Non è in regime forfettario, quindi non ha il limite di €85.000 come vincolo fiscale. Ma tenere traccia del totale progressivo è utile lo stesso: per capire la sua situazione fiscale, per fare previsioni, e per gestire la tassazione nei due paesi.

"In regime ordinario non ho il plafond forfettario da rispettare. Ma ho comunque bisogno di sapere quanto sto guadagnando in CHF e quanto in EUR, separatamente. Il commercialista svizzero e quello italiano devono lavorare su dati concordanti. Se uso InvoiceFlow come fonte unica, tutti e due guardano gli stessi numeri."

Consigli per i frontalieri che fatturano in CHF

  1. Tieni un registro dei giorni lavorati per paese. Con il nuovo accordo 2024, questa documentazione non è opzionale. Un calendario mensile allegato alla fattura è sufficiente.
  2. Usa il tasso di cambio ufficiale Banca d'Italia. Non il tasso della tua banca. La differenza è piccola ma rilevante in caso di verifica.
  3. Coordina il commercialista italiano e quello svizzero. Soprattutto per i nuovi frontalieri, le due dichiarazioni devono essere coerenti. Usare lo stesso set di dati (fatture esportate da InvoiceFlow) evita discrepanze.
  4. Verifica la tua tessera frontaliera. Il permesso G svizzero ha scadenza e deve essere rinnovato. Una fattura emessa dopo la scadenza del permesso può creare problemi amministrativi.
  5. Conserva i titoli di viaggio. In caso di verifica dei giorni di presenza in Svizzera, i biglietti del treno o le ricevute di pedaggi sono prove documentali utili.
  6. Attenzione ai giorni di smart working in paesi terzi. Se lavori da remoto durante una vacanza all'estero (né Italia né Svizzera), quella giornata ha una sua classificazione fiscale. Parla con il commercialista in anticipo.

I numeri di Roberto: un quadro completo

Roberto non si è mai lamentato del pendolarismo Como-Lugano. "Il lago d'inverno è stupendo. Il treno è comodo. I clienti svizzeri pagano puntualmente." La parte che odiava era quella amministrativa. Ora quella dura venti minuti al mese.

Se sei un frontaliero con clienti svizzeri e ancora gestisci le conversioni CHF/EUR a mano, considera che ogni minuto risparmiato sulla burocrazia è un minuto in più per il lavoro vero.

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